sabato 19 maggio 2018

Maometto

Maometto e l'islam

Come sappiamo la nascita dell'islam si deve al profeta Maometto, egli riteneva di essere l'unico profeta e di essere davanti a Dio, o a qualunque altra figura. 
Maometto trasmetteva oralmente i versi del Corano, i cui i versetti infine verranno poi trascritti. 
Il Corano contiene precetti sulla società islamica e prefissa i cinque obbiettivi principali di un credente mussulmano, i cosiddetti "Cinque pilastri dell'Islam" 
  1. La testimonianza di fede 
  2. Le cinque preghiere quotidiane 
  3. Il pagamento di un imposta coranica
  4. Il pellegrinaggio alla Mecca
  5. Il digiuno nel mese del Ramadam 



Il mondo arabo preislamico

Mondo arabo preislamico e la tradizione orale 

La civiltà araba si sviluppò nella penisola arabica, grazie al profeta Maometto che fondò l'islam. All'interno di questa civiltà le conoscenze e le tradizioni venivano trasmesse oralmente. 
I poemi preislamici avevano un carattere pedagogico, ovvero quello di trasmettere ai ragazzi alcuni valori come l'amore per gli animali, carità, generosità e ospitalità. 
In una raccolta di poesie, viene infatti descritta una cammella come un'animale prezioso.



lunedì 14 maggio 2018

L'educazione del cavaliere

L'educazione del cavaliere

L'educazione cavalleresca era rivolta solamente agli aristocratici. La formazione di coloro che erano aristocratici si svolgeva all'interno della famiglia dove imparavano a scrivere e leggere i testi sacri. 
Al cavaliere venivano insegnate in seguito la lealtà e la fedeltà, il cavaliere doveva difendere i deboli e proteggere la chiesa. Fondamentali per il cavaliere erano le virtù morali e cristiane e la cortesia.
Dal VIII la nomina del cavaliere avviene seguendo una tradizionale procedura: l'investitura, cerimonia nella quale il "neo cavaliere" viene battuto sulla spalla da una spada, gesto che lo nomina un cavaliere a tutti gli effetti.
La formazione del cavaliere era divisa in questo modo: 
  • A sette anni, i ragazzi venivano affidati al paggio
  • A quattordici anni, venivano inviati come scudieri in un castello
  • A ventun anni diventavano ufficialmente cavaliere

Scuole; episcopali, parrocchiali, patriarcali

Carlo Magno

La scuola palatina 

Carlo Magno diede vita ad un fenomeno chiamato rinascita carolingia.
Secondo Magno era fondamentale che tutti i popoli conquistati fossero accomunati da un'unica lingua, dagli stessi costumi e da un'unica religione, per questa ragione chiede alla chiesa di organizzare un'istruzione anche per gli uomini liberi e non solo per i chierici. Nel 782 egli incaricò Alcuino di York (colto, anglosassone) di insegnare presso la sua corte, ad Aquisgrana la Schola palatina, scuola destinata ai figli della nobiltà laica. 
Secondo Alcuino, il programma didattico della scuola era il seguente: 
  • Istruzione primaria, insegnamento lettura e scrittura (minima conoscenza latina) introduzione alla comprensione delle Sacre Scritture. 
  • Istruzione di un livello superiore; arti del trivio e del quadrivio.  
  • Un livello ancora superiore, con lo studio della filosofia e la conoscenza approfondita delle Sacre Scritture. 
Con l'Esortazione generale, Carlo Magno prevede la fondazione di scuole monastiche e presbiteriali, sia per i chierici che per i laici.
Dopo la morte di Carlo, il nipote Lotario I estese a tutte le scuole urbane il modello degli studi classici della scuola palatina (825.)




Gregorio Magno

La formazione del clero dell'educazione popolare 

Considerato che la chiesa aumentava il suo potere, divenne necessaria una formazione per i sacerdoti e per i fedeli.
Gregorio Magno era un divulgatore della religione cristiana. All'interno del libro "Regola pastorale" espone i principi pedagogici per la formazione dei vescovi. 
Egli fu un grande sostenitore della formazione popolare e quando divenne papa, ricordò ai suoi vescovi di rivolgere la formazione religiosa al popolo, tramite la predicazione. Secondo Gregorio un buon predicatore deve saper semplificare il linguaggio, adattarsi ad un modesto auditorio, infine anche il ricorso alle immagini è ritenuto molto importante; scelte personali. 



Severino Boezio

Le arti liberali e la filosofia

Le arti liberali sono al centro dei pensieri di Boezio, che afferma che anche nella difficile situazione dell'impero sia possibile conservare e tramandare la cultura.
Secondo la sua idea, le arti del quadrivio ovvero, aritmetica, geometria, astronomia e musica, colgono alla perfezione il numero dello spazio. 
Boezio rivolse particolare attenzione all'uso del linguaggio, più nel dettaglio della dialettica. Studiò così le Opere di Aristotele e tradusse in latino. 
La dialettica si suddivide in tre fasi: 
  1. Lo studio della parola, del significato e del suono.
  2. Lo studio del valore logico.
  3. Lo studio della proposizione.
Grazie alle sue idee e al suo impegno, la retorica assunse un  grande valore; divenne così un valore centrale del curriculum. Boezio affermava che attraverso  la retorica possiamo conoscere tutto l'universo.
La valorizzazione delle arti liberali venne riscontrata durante il matrimonio di Filogia di Marzio, che considerava le arti liberali espressioni delle facoltà umane.

 

I maestri

I MAESTRI DI CLEMENTE ALESSANDRINO  Dag Tessore sottolinea quanto sia importante ricordare che Clemente Alessandrino sia vissuto solo u...